lunedì 12 maggio 2008

L’indistruttibile tarlo dell’editoria a pagamento

Non sto teorizzando l’etica del “mal comune mezzo gaudio”, se è a questo che state pensando: io non so che farmene del “mal comune”, perché a stare male sono bravissimo da solo, e anche il “mezzo gaudio” mi lascia indifferente, perché, se proprio dovessi scegliere, preferirei un gaudio tutto intero (sono tremendamente geloso dei miei momenti di gioia). Quello che voglio dire è che finché il disagio degli “aspiranti” sarà argomento per pochi, roba da circolo privato, finché le mille voci discordanti rimarranno un brusio stonato piuttosto che un coro dissonante eppure armonico, finché l’insoddisfazione dell’uno non incontrerà quella dei molti, non ci sarà posto per una rinascita culturale che parta finalmente dal basso, e gli scaffali delle librerie resteranno appannaggio esclusivo di un cabarettista, un calciatore e un prete spretato.
Serve una levata di scudi, una presa di coscienza (e di posizione) contro il “malgoverno delle arti” che imperversa ovunque, non il sommesso e inconcludente piangersi addosso a cui ci siamo dedicati finora (chi più, chi meno, ma con gli stessi esiti imbarazzanti) ma una battaglia da condividere sul campo di una letteratura ancora tutta da scrivere. Si deve fare gruppo, mantenere un’integrità morale anche dinanzi alle lusinghe dei “coltivatori di perle”, che verranno a offrirci esche all’apparenza invoglianti e appetitose. Sono ami. Tagliole.
La pubblicazione a tutti i costi è un fantasma che è bene scacciare, perché, come sanno bene i sub che rischiano la vita per inseguire una preda troppo in profondità, ci porta in acque pericolose e ci espone a rischi inutili e che sarebbe meglio evitare. La pubblicazione con richiesta di contributo, tanto per fare un esempio.
Come abbiamo visto, la pratica di richiedere un obolo agli autori emergenti è diventata assai comune presso gli editori nostrani (non che all’estero le cose vadano troppo meglio a dire il vero), anzi, in parecchi casi è l’unica fonte di sostentamento per società altrimenti destinate a un fallimento sicuro. In pratica, delle sessantamila case editrici da cui siamo partiti poche, pochissime, potrebbero restare in attività senza il sostegno degli stessi scrittori che, anno dopo anno, rimpolpano i loro cataloghi (e i loro conti in banca).
Quella dell’editoria a pagamento è una realtà “scivolosa”, perché tende a confondersi (e a confondere), ma soprattutto perché non è immediatamente decifrabile. C’è chi pensa che a chiedere soldi in cambio della possibilità di pubblicare siano solo gli editori minori, come se la voglia di arricchirsi, la “fame”, sia appannaggio solo dei pesci piccoli, in verità la prassi di spennare gli incauti autori alle prime armi è assolutamente trasversale, e accomuna tutti, i grandi e i piccoli, i “corrotti” e gli insospettabili. In ogni caso si tratta di una prassi sbagliata, probabilmente una delle concause dell’attuale degenerazione del quadro editoriale complessivo, un tarlo feroce e all’apparenza indistruttibile. E pensare che basterebbe iniziare a rispondere “no”.

No” quando ti dicono che sei bravo ma che devi pagare qualcosa per diventare bravissimo.

No” quando ti dicono che non sei famoso ma che se paghi sarai sulle prime pagine dei giornali.

No” quando ti dicono che il tuo libro è talmente bello che richiede un investimento in più per promuoverlo al meglio.

No” quando danno un prezzo alle tue ambizioni, fossero pure infondate.

No” punto e basta.

2 commenti:

rondini ha detto...

Mi chiamo Sandra Rondini e con Carmelinda Tripodi ho appena finito di scrivere un libro, "Sex and the Eternal City.Saggio semiserio sulla vita glam e precaria delle single all'ombra del Cupolone".Mi riconosco in pieno nel tuo commento e dirò "no" anch'io, il punto è che all'inizio ci si sente come costretti in un vicolo cieco e non si vedono alternative...

andro73 ha detto...

Per fortuna che c'è internet. Io la penso così: piuttosto che pagare qualcuno, se proprio non trovo un cane, vado su Lulu o affini - o su un blog mio - e lo pubblico da sola. Tanto la percentuale di ritorno su un libro è (se ti va bene) del 10% che secondo me non ti fa rientrare di ciò che spendi in partenza - anche perché te lo darebbe uno che non ha il minimo interesse di sbattersi per te e di promuoverti o non ti chiederebbe i soldi. Contradditemi se sbaglio. ^^